Un veterano della guerra di Corea in pensione, un vecchio cane, un quartiere operaio di Detroit abitato da immigrati asiatici e una Ford Gran Torino del’72 in perfette condizioni.
Ecco il nuovo capolavoro di Clint Eastwood, che non sbaglia un film oramai da sei anni, da “Mystic River” del 2003 il regista e attore californiano ha messo in scena alcuni tra le pellicole meglio riuscite degli ultimi anni conquistando ben 7 Oscar e 4 Golden Globe con 5 film.
Clint Eastwood espone, anche in quest’ultimo film, le sue poetiche più amate, storie drammatiche che hanno lo scopo di mettere in risalto i lati più profondi dell’animo umano, che parlano di uomini forti che si scontrano contro i pregiudizi della società, come Maggie Fitzgerald (Hilary Swank) combatte contro la sua vita e le avversarie sul ring, così Walt Kowaski lotta strenuamente contro tutti e nessuno, in una specie di guerra ai mulini a vento, che finisce per tradursi in una amicizia mai desiderata con un mondo che aveva allontanato. Tornano anche le tematiche della colpa e del perdono – come in “Mystic River” – e dell’espiazione, GranTorino è anche il film del conflitto tra la morale religiosa ed una concezione del mondo più pragmatica, contrassegnata da chi ha combattuto una guerra con la convinzione di essere stato dalla parte giusta, e fornendoci uno dei finali più belli e struggenti degli ultimi anni, che sembra concepito dai versetti del Vangelo.
Come terminare se non dicendo che Clint Eastwood anche in quest’ ultimo film è riuscito a creare una storia forte e di protesta contro i pregiudizi che giudano la nostra società ignorante e impaurita.
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